giovedì 27 agosto 2015

Dietro i numeri di luglio 2015 del Ministero del Lavoro

La nota flash di Agosto del Ministero del Lavoro ha messo in luce come, nel mese di luglio 2015, il numero dei contratti di lavoro a tempo indeterminato ha visto un incremento netto di 47 unità a livello nazionale (nuovi contratti meno cessazioni) .
Dietro questo dato, però, si nasconde uno spostamento di dimensioni più considerevoli, dell'ordine del migliaio di unità, a favore degli occupati maschi e a sfavore delle occupate femmine con contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Un mese sicuramente non è un lasso di tempo significativo per trarre conclusioni, e si tratta comunque di scarti di valore assoluto ridotto.
Occorrerà aspettare i dati dei prossimi mesi per vedere se siamo in presenza di una tendenza ed eventualmente per studiarne cause e conseguenze.



La cosa che mi lascia perplesso, peraltro, è che, nella stessa nota il Ministero dichiara che: "Nel mese di luglio 2015 sono state 27.328 le trasformazioni di rapporti di lavoro a tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato" e che "le trasformazioni estratte dal sistema vengono contabilizzate a parte pertanto non rappresentano un di cui delle attivazioni ma vanno aggiunte alle attivazioni a tempo indeterminato".
Il Ministero, quindi, non ritiene di dover comunicare il dato delle trasformazioni diviso per sesso del lavoratore (o non è in grado di farlo), e questo diminuisce sicuramente la significatività di qualsiasi ipotesi fatta sull'effetto delle variazioni del numero di contratti di lavoro a tempo indeterminato sulla situazione in tema di parità di genere.
Mentre apprezzo la modalità neutra e priva di intenti propagandistici con cui il Ministero ha fornito questi dati, non posso che rincrescermi per questa lacuna informativa.

martedì 26 maggio 2015

Il giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale

L'ormai celebre sentenza 70/2015 della Corte Costituzionale è un esempio di giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale.
Questo è uno dei modi con cui la legittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge può essere portata al giudizio della Corte Costituzionale.
In particolare questo può avvenire:
- mediante un'istanza, presentata all'autorità giurisdizionale nel corso di un giudizio, soddisfando le seguenti condizioni:


* legittimate a presentare l'istanza sono le parti in giudizio oppure il pubblico ministero; 

* occorre indicare nell'istanza le disposizioni della legge o dell'atto avente forza di legge che si ritengono viziate da illegittimità costituzionale;

* trattandosi di leggi o di atti aventi forza di legge possono essere disposizioni emanate dallo Stato, da un Regione o dalla Provincia di Trento o di Bolzano;

* devono essere indicate le disposizioni della Costituzione o di leggi costituzionali che si ritengono violate dalla legge o dall'atto di cui sopra;

* l'autorità giurisdizionale deve verificare che il giudizio non possa essere risolto se prima non viene risolta la questione di legittimità costituzionale della norma oggetto dell'istanza

* la stessa autorità giurisdizionale deve ritenere non manifestamente infondata la questione sollevata nell'istanza e trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale tramite ordinanza, sospendendo il giudizio in attesa della decisione della stessa Corte;

- di ufficio, mediante ordinanza dell'autorità giurisdizionale, sottoposta alle stesse condizioni, ove rilevanti, che rendono ammissibile la presentazione dell'istanza per le parti o il pubblico ministero.

L'ordinanza che dichiara manifestamente infondata oppure irrilevante per la definizione del giudizio la questione di legittimità costituzionale deve essere motivata.

L'istanza respinta può comunque essere ripresentata all'inizio di ogni grado ulteriore del processo.

mercoledì 23 luglio 2014

What tags would you be likely to use to monitor your customer's (dis)satisfaction?

What tags would you be likely to use to monitor your customer's (dis)satisfaction?




If we are talking about hashtags, Twitter can give us more than a hint. A two minute's browsing into my home stream gave me significative results using these two search keys:


#consideringcancelling
#toobigtocare

But how are WE likely to use a tagging logic to monitor the (dis)satisfaction of our customers through the incredible flow of information that we ourself collect during our daily duty as customer service representatives?

Do we really need to use our (limited by definition) brain resources to find the best answer to solve our customers' problems or to fill an unfriendly template where we are asked to use OUR time and skills to decide if a customer's discontent is more or less serious, if the complaint is about the product or about the service and so on? All this, while we have already entered a lot of data in the company's CRM and/or ticketing system?

Why don't use a tagging logic to quickly provide unstructered data to someone else that is expected to use THEIR (limited by definition) brain resources, time and skills to analyse tha data and bring out sensible, working results from them?

Food for thoughts, in my opinion. 

venerdì 6 settembre 2013

Paesi in Via di Inviluppo - Per una Definizione Condivisa

Spesso mi chiedo come mai nessuno ha ancora pensato a formalizzare una definizione di Paesi in Via di Inviluppo (PVI), nonostante questo termine dovrebbe essere utilizzato in via informale abbastanza diffusamente, e mi sembrerebbe strano se così non fosse.

Basandomi sulla mia limitata conoscenza dei Paesi in Via di Sviluppo e dei Paesi Sottosviluppati tout court, volevo provare a buttare giù un elenco aperto di indicatori che possano servire da punto di riferimento per giudicare quanto un certo Paese possa rispecchiare la petita definizione di Paese in Via di Inviluppo.

In altre parole, fissando degli indicatori che in qualche modo facciano da punto di arrivo, misurando la velocità con cui un Paese si muove verso il raggiungimento di questi indicatori si può fare una stima della possibilità di considerarlo o meno un Paese in Via di Inviluppo.



Gli indicatori che mi vengono in mente sono:

1) L'insieme delle classi privilegiate e della classe media è composta da non più del 10% della popolazione, e la classe media ha una qualità della vita superiore alla qualità della vita standard della classe media in un c.d. Paese Avanzato. Questo è dovuto al fatto che il costo del lavoro è relativamente assai basso ed è normale per un esponente della classe media vivere in una casa di 200 mq con 4 o 5 persone a servizio.

2) L'80% della popolazione non ha capacità di risparmio e il 90% della popolazione non ha possibilità di indebitarsi con il sistema bancario. La differenza negativa tra reddito e consumo è in genere coperta da trasferimenti operati da amici o parenti benestanti, organizzazioni private o organizzazioni pubbliche sovranazionali o di Stati Esteri, tipicamente non da organizzazioni pubbliche interne.

3) Il 90% degli addetti alla grande distribuzione non ha la possibilità di fare più del 15% in volume della propria spesa alimentare presso la catena per cui lavorano.

4) Lo sfruttamento delle risorse naturali in senso lato del Paese è condotto al 95% (in valore) da operatori esteri. Questo comprende risorse naturali, turismo, manodopera a basso costo, capacità di alimentare guerra, e qualsiasi altra cosa possa avere interesse economico.

5) Il 60% dei laureati nel Paese trovano collocazione lavorativa all'estero e il 95% desidera farlo indipendentemente dal fatto di riuscirci o meno.

6) Il 95% delle persone ha come incentivo largamente predominante al risparmio (indipendentemente dal fatto che riescano effettivamente a risparmiare o meno) l'eventualità di dover ricorrere a cure sanitarie in strutture private aventi scopo di lucro.

7) La speranza di vita alla nascita è inferiore a 60 anni considerando la mortalità di tutta la popolazione a qualsiasi età.

8) Non è possibile, seguendo i normali canali, ottenere la cittadinanza o la residenza permanente nel Paese prima di 12 anni.

9) La retribuzione media nel settore pubblico è almeno il doppio della retribuzione media nel settore privato.

10) Il 95% della popolazione non ha una linea telefonica fissa nella propria abitazione.

11) Almeno il 15% della popolazione in età da lavoro è impiegata nel mercato del sesso, e ne ricava un introito medio pari ad almeno 5 volte il salario minimo medio del settore formale dell'economia, considerando solo commercio, industria e servizi.

Fermo restando che accoglierei con favore qualsiasi suggerimento per integrare la lista e/o rendere più plausibili i valori di riferimento, come anche qualsiasi accusa di avere scelto i parametri in modo strumentale, la mia proposta è quella di considerare Paese in via di Inviluppo qualsiasi Paese che, da un anno all'altro, registri un regresso verso i valori di riferimento per almeno 8 paramentri su 11. Ovviamente considerando anche i parametri con valori di riferimento già raggiunti o superati.



 

sabato 8 giugno 2013

Money or Big Data?

E' noto che una delle funzioni principali della moneta è quella di fungere da mezzo di scambio universale. Come corollario e conseguenza un'altra funzione fondamentale è quella di essere misura del valore di ogni altro bene.

In un mondo in cui l'informazione è molto difficile da ottenere e, ove ottenibile, lo è a caro prezzo, la moneta ha rappresentato un modo molto efficiente per regolare gli scambi economici.

Qualsiasi bene di cui una persona ritiene di potersi alienare è potenzialmente scambiabile con una certa quantità di denaro, mediante il quale è possibile procurarsi i beni di cui si ha necessità.

Il fatto che l'alienazione non dovesse più necessariamente coincidere temporalmente con l'acquisizione del bene finale cui si è interessati, ha comportato lo sviluppo di un'ulteriore funzione della moneta, quella di riserva di valore.


Ma è ancora questo il mondo in cui viviamo? Evidentemente no. Rispetto a soli 20 anni fa l'informazione oggi è disponibile in quantità infinitamente superiore ed è fruibile e producibile a costi infinitamente inferiori.

Ma se la moneta è nata come risposta al problema dell'estrema scarsità e costo dell'informazione, è possibile che una mutazione così drastica nelle possibilità di circolazione e creazione delle informazioni possa non avere alcun effetto sul ruolo che  la moneta dovrebbe avere in un sistema economico efficiente? E' possibile, ma da un punto di vista razionale mi sembra molto poco probabile.

E' razionale al decrescere dei vincoli informativi, e se si fino a quando, che lo scambio tra due beni debba dipendere dalla disponibilità di un terzo bene? E che gli scambi avvengano ad un prezzo medio per ciascun bene espresso in quantità di moneta, invece che al prezzo puntuale rappresentato dall'interesse che due specifiche persone hanno di scambiarsi due particolari beni con una determinata disponibilità temporale?

Tralasciando il fattore temporale della disponibilità che può agire allo stesso modo in tutti e due gli scenari, In un mondo con n beni ed m persone la presenza della moneta tendere, in equilibrio, a creare n prezzi, mentre l'assenza della moneta, quindi un sistema di baratto, tenderebbe potenzialmente a creare (n-1)^2 * (m-1)^2 prezzi.

In assenza di vincoli informativi, è facile immaginare quale dei due sistemi di prezzo potrebbe portare ad una maggiore utilità totale per gli appartenenti al sistema economico.

Così come è facile immaginare che una diminuita importanza della moneta come mezzo di scambio e misura del valore porterebbe anche alla ridefinizione del suo ruolo come riserva di valore. Sarebbe ancora razionale considerare la moneta il bene fondamentale da usare come riserva di valore? E se si, potrebbe esserlo mantenendo l'attuale natura preponderantemente scritturale o non dovrebbe tornare nella direzione di un maggiore valore intrinseco?

Tutte domande a cui mi piacerebbe poter dare una risposta non dogmatica.

sabato 11 maggio 2013

E' veramente efficiente incentivare il controesodo dei "cervelli"?

Mi piacerebbe avere la possibilità di fare o sponsorizzare una ricerca sul tema della relazione tra efficienza e efficacia dell'azione politica e complessità dell'organizzazione sociale ed economica di una società.

La ricerca partirebbe dall'individuare due scale comparabili da 1 a 100.
Su una scala si misurerà la produttività della classe politica in termini di capacità di dare soluzione rapida a problemi complessi. 100 significa la capacità di dare soluzione con la massima rapidità a problemi della massima complessità.

Sull'altra scala si misurerà la complessità della organizzazione sociale economica in termini di multiculturalità della popolazione, di innovatività del contenuto della produzione e diffusione della conoscenza tra la popolazione. Qui 100 significherà il massimo dell'attrazione verso persone di tutte le provenienze, che collaborano con i locali per sostenere un'economia caratterizzata dal massimo contenuto di innovazione e di impiego di conoscenza diffusa.


Il postulato intermedio sarebbe che l'apporto della classe politica allo sviluppo della società è positivo in senso crescente solo quando l'indicatore comparato della produttività della classe politica supera l'indicatore comparato della complessità della società.

La teoria da dimostrare sarebbe che, vista la difficoltà e lentezza con cui si può ottenere un aumento della produttività e della qualità in generale della classe politica è efficiente e conveniente lasciar declinare la complessità della società, lasciando che le persone più qualificate e le produzione più avanzate tecnologicamente si spostino all'estero, in modo da accorciare il tempo necessario per raggiungere il break point in cui la classe politica è in grado di gestire il livello di complessità della società è può così incominciare a dare un apporto positivo anziché progressivamente distruttivo allo sviluppo della società.

La dimostrazione di questa teoria servirebbe a dimostrare che i programmi che incentivano il rientro dell'emigrazione qualificata andrebbero nel senso di ritardare anzichè velocizzare il processo di adeguamento della classe politica alla complessità della società e sarebbere destinati a fallire più o meno rapidamente, oltre che essere facilemte soggetti al fenomeno, devastante dal punto di vista dell'immagine del paese, del contro-contro esodo.

In altre parole, il futuro sviluppo della società potrebbe essere aiutato dal fatto che il lento progresso della classe politica sia coadiuvato da un più rapido declino iniziale della società e quindi della complessità dei problemi da affrontare, in attesa che il raggiungimento del punto di equilibrio faccia scattare un processo virtuoso di crescita interna e attrattività verso l'esterno altrimenti destinato ad allontanarsi sempre di più nel tempo.


martedì 30 aprile 2013

Moneta e ottimizzazione dinamica

L'ottimizzazione dinamica come evoluzione dell'ottimizzazione statica, idealmente nel continuo temporale o in un orizzonte temporale non finito, intende portare maggiore realismo e potenza di analisi alla teoria economica, spesso accusata di partire da presupposti talmente semplificati da rendere i risultati dell'analisi totalmente irrealistici.
In parole povere penso di poter dire che la massimizzazione del profitto è un obiettivo di ottimizzazione statica, mentre il perseguimento di un profitto sostenibile è un problema di ottimizzazione dinamica (mi rendo conto che questo esempio costituisce di per se stesso un giudizio di valore). 
La moneta potrebbe essere vista come una grandezza economica particolarmente adatta ad essere studiata e gestita in termini di ottimizzazione statica. Almeno è quello che sembrano pensare i fautori del fine tuning.
E' ragionevole però pensare che, in un periodo in cui i vincoli politici all'utilizzo della leva monetaria sono particolarmente stringenti, l'ottimizzazione dinamica venga a vedere accresciuta la sua importanza in questo campo, come conseguenza dell'accresciuta rigidità decisionale.